Lettera aperta Io Reggente del Quartiere e Confrate,

Credo che nel pensare come nel fare giovi attenerci a un principio – per così dire – cartesiano: distinguere ciò che è possibile e fattibile da ciò che non è possibile e fattibile; ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi.

Partendo da queste considerazioni pensavo e credevo,  che certe cose non sarebbero più ritornate, invece mi sono accorto che è sempre magico riscoprire o forse solo riportare fuori certe emozioni.

I sogni che ti accompagnano come amici sinceri nei momenti di solitudine, che ti danno la forza quando tutto diventa buio. E’ solo quando smetti di sognare che il buio si impadronisce del tuo corpo e soprattutto della tua mente.

Scrivere queste poche righe mi costa tanta fatica, dopo aver ricevuto diversi solleciti in merito all’articolo”consuntivo festa S.Cuore” apparso sul sito della confraternita, per  alcuni non è stato gradito, in quando l’ho firmato  come Reggente e non come Confrate.

Nel meditare ciò che dovevo scrivere, ripercorro con la memoria alcune tappe  del  passato che ci hanno portato al presente e ci proiettano nel futuro, perche come spesso dico bisogna guardare le proprie radici del passato per capire il presente.

 

la memoria. La dimensione temporale (S. Agostino direbbe il “palazzo della memoria”). Ossessionati dal provincialismo di spazio e illusi che a renderci contemporanei basti essere presenti un paio di volte l’anno nella vita confraternale. Non siamo isole: “siamo invece tutti penisole, per metà attaccate alla terraferma e per metà di fronte all’oceano” (Amos Oz). Con lo sguardo rivolto contemporaneamente avanti e indietro.

Ricordo quando eravamo  ridotti come confraternita appena in 12, poi il Rettorato di un giovane al suo primo mandato, che assieme ad altri prende per mano la confraternita per farla crescere , la riapertura della chiesa di S.Maria del Popolo, le stoffa per le  nuove mantelline, la ripresa della festa del S.Cuore,  il nascente Comitato di Quartiere le elezioni per le cariche statutarie e tutto il resto ci portano ai giorni nostri, ecco ripercorrere queste tappe e come rivedere un vecchio film, in cui Io sono stato uno dei protagonisti assieme ad altri, come diceva Madre Teresa di Calcutta “ QUELLO CHE NOI FACCIAMO E’ SOLO UNA GOCCIA NELL’OCEANO, MA SE NON LO FACESSIMO L’OCEANO AVREBBE UNA GOCCIA IN MENO”.

Da sempre sostengo che il confronto sia indispensabile per affrontare le tante sfide, piccole e grandi, che la Confraternita ed il Quartiere  hanno  davanti.

Credo che sia quella del dialogo e del confronto la strada da percorrere, pur nella consapevolezza dei limiti che ognuno di noi  può avere. Il fatto che abbia partecipato alle riunioni per discutere di diverse questioni, tra le quali quella dell’organizzazione della festa del S-Cuore, non vuol dire che si dimentichi tutto il resto. Anzi, io sono convinto dell’esatto contrario, il fatto che  l’amministrazione sia vicina e disponibile a relazionarsi con il Comitato di Quartiere he io presiedo e di trovare il raccordo giusto per promuovere momenti alti di cultura e di svago per la collettività, legati si ad una festa tradizionale come quella del S.Cuore , non voglia dire e tenere nel dovuto conto ogni aspetto della vita del Quartiere e della Confraternita, mi sembra il minimo che il Quartiere  e la Confraternita possono fare, collaborare per quanto di loro competenza, con le forze vive della comunità e della Confraternita, che meritano rispetto e vanno plaudite per l’impegno, che mettono costantemente in campo.

Il fatto che si sia presenti nel territorio e ci si renda interlocutori attenti e disponibili nei confronti di tutti va forse disprezzato?, io non la penso affatto così, anzi vanno potenziati e rinforzati queste forze.

In queste settimane abbiamo  lavorato alacremente per affrontare diverse problematiche importanti che riguardano la Festa – mi riferisco all’aspetto culturale che religioso, tanto per citare qualche esempio – alle difficoltà legate all’aspetto economico. Credo che l’invito ad un confronto con la Confraternita si possa fare, anzi credo che sia possibile aprire una riflessione  ampia che mette in risalto i punti di forza e i punti di debolezza, per ricercare il meglio di ciò che si intende costruire,  non credo che questo possa e debba pregiudicare l’attività delle tante forze vive del nostro Quartiere e della Confraternita, che mettono impegno in quello che fanno. La fiducia nel futuro passa anche per la vivacità di un territorio che non si lascia abbattere e demoralizzare, passa anche per lo spirito di gruppo che si sta creando tra Confraternita e Quartiere, di questo sono più che certo.

il ritorno al reale. Noi tutti oggi soffriamo per deficit di consapevolezza, per mancanza di pensiero, per orgia di apparenza. Il reale non ci è né vicino né familiare né amico.

Noi, gelosi della propria identità e fieri di una appartenenza al S.Cuore, dobbiamo spiegare ai più giovani la bellezza e la durezza della realtà, tra “stare al mondo e vivere” (Seneca).

Noi, per dirla con Nietzsche – vogliamo formare cittadini e non semplicemente “utili impiegati”. Questo significa essere Maestri.

A noi si chiede di essere autorità non solo formativa ma anche morale, questo è compito dei Maestri i quali, come i grandi attori, calato il sipario, sanno uscire di scena; e, come il sole, dopo aver illuminato e riscaldato, sa tramontare.

A noi è stata data in consegna una sfida particolare, tutta nostra, difficile e nobile, rendere di qualità una Confraternita di quantità.

Facciamo nostro l’appello di Erasmo da Rotterdam: “prendetevi cura dei giovani, il bene più prezioso della città” io lo tradurrei con il bene più prezioso per la Confraternita.

Sono loro che possiedono la carta d’identità di cittadini del mondo, che hanno le antenne premonitrici, che chiedono a noi – quali maestri e fratelli maggiori – di essere più generosi e più credibili. Mi piacerebbe che anziché fare “antitesi”, si facesse “sintesi”, ricordando che la vita buona della gente merita, passione, sacrificio personale, economia del dono. E d’improvviso si vedrebbe ritornare in tutti la voglia di vivere, di partecipare, di costruire insieme il futuro senza delegare altri.

La Confraternita è il luogo del dialogo perché è il luogo del logos.

Francesco Guicciardini in un passo dei suoi Ricordi, affermava con lucido cinismo: <Una delle maggiori fortune che possino avere gli uomini è avere occasione di potere mostrare che, a quelle cose che loro fanno per interesse proprio, siano stati mossi per pubblico bene>

 

Enna 16 Luglio 2012

Reggente comitato di quartiere “PUPULU”

Armando Schillaci